VETRINA DELL’INVISIBILITA’

 In un presente ipermoderno ed ipertrofico siamo stati raggiunti da un improvviso “inimmaginabile”. Per trovare un termine di paragone si è evocato il fantasma del dopoguerra, anche se da allora, altre epidemie si sono presentate senza allarmarci troppo. Adesso, in una crisi a vari livelli di gravità, cominciamo a pensare che gli artisti, attraverso il loro linguaggio simbolico, possano condurci in percorsi privilegiati, nell’attraversamento di un’esperienza individualmente angosciosa e pericolosa, insopportabile per i nostri equilibri affettivi e disastrosa a livello globale, nella certezza di epocali trasformazioni, ci auguriamo positive.

           Molte istituzioni ed associazioni – in questo difficile periodo di insicurezze e paura create dal progressivo estendersi di un nemico invisibile, almeno ad occhio nudo – hanno reagito cercando di coinvolgere artisti e persone creative. Tutto questo per formare una simbolica barriera protettiva, fatta di un immaginario verbale, musicale e/o gestuale, pronto a convergere in linguaggi idonei che possano formare un ponte ideale sopra una voragine, una mancanza di significato, una beanza che per adesso (almeno per i semplici cittadini) ha solo un nome ed un numero Covid 19 ovvero Coronavirus sars-cov-2.

Anche noi, il prof Di Genova ed io, abbiamo contribuito con la creazione del sito www.quintettodarte.it, lasciando però sempre agli artisti la libertà di rappresentare o non rappresentare emblematicamente questa situazione che, inesorabilmente, si è estesa dal personale al sociale e viceversa (notoriamente inscindibili negli esseri umani) scatenando ripercussioni pesanti e dolorose. Alcuni artisti hanno già inviato opere su questo argomento, visibili all’interno del Quintetti. Altri hanno avuto bisogno di più tempo per metabolizzare o forse semplicemente per prendere distanza da qualcosa che subdolamente può infettarci, senza che possiamo vedere l’aggressore. Il linguaggio dell’immaginario visivo infatti, ha bisogno di uno spazio di rappresentazione concreto e di un particolare tipo di materia ad alta concentrazione estetica che, non solo si esprime nelle quattro dimensioni, ma influenza il mondo psichico e simbolico, creando una interazione dinamica fra chi la crea e chi la fruisce.

Inevitabilmente queste rappresentazioni, non sono mai scevre da conseguenze sull’agire individuale e sociale, in particolare nel nostro presente, già affollato di immagini propagate a mezzo di media ubiqui, divenuti in questi ultimi 70 anni sempre più pervasivi, tanto da essere in grado di modellare la percezione del mondo in modo determinante, soprattutto in persone non avvezze ad uno studio della grammatica del linguaggio visivo. Così l’immaginario, usato dalle varie multinazionali, nonché dalla politica dell’informazione attraverso il noto bombardamento di immagini, scatena una forma di conflitto tra la nostra capacità critica e culturale ed il potere quasi magico di penetrazione nell’inconscio che le immagini possiedono. Per questo abbiamo bisogno degli artisti che possono condurci in percorsi privilegiati – cioè attraverso le loro interpretazioni visive ed il loro linguaggio simbolico – all’attraversamento di un’esperienza individualmente angosciosa, insopportabile per i nostri equilibri affettivi e traumatica a livello globale.

Nella storia, gli artisti hanno già rappresentato, con immagini tragiche ma indimenticabili, le frequenti pandemie, soprattutto in periodi in cui si riteneva possibile ed efficace offrire a Dio le proprie opere, per chiedere l’allontanamento dall’umanità delle pestilenze stesse, già attribuite alla sua collera. In seguito invece, i cattivi governi, hanno sempre più attribuito la colpa delle situazioni che non sapevano risolvere ad un nemico esterno, cui far carico di ogni disagio e di ogni calamità.

Oggi infine, bisognerebbe riportare la colpa ed anche la responsabilità dei disastri ecologici a ciascuno di noi, certo in misura diversa, ma con la nobile finalità di recuperare un rapporto di solidarietà perduto, arricchito dalla volontà di rivitalizzare stabilmente l’ambiente in cui viviamo insieme alle altre creature, che dovremo cominciare a rispettare di più, anche semplicemente nel nostro interesse; essendo noi già passati, con conseguenze disastrose, attraverso il trionfo d’un oscuro individualismo, protettivo quanto vano.

Questo subdolo e inafferrabile aggressore, detto Corona virus per le punte a forma di corona che sono presenti sulla sua superficie, è inserito un’ampia famiglia di virus che possono causare malattie, da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS e la SARS. Sappiamo che questa famiglia di coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli ecc) ma in alcuni casi, possono evolversi e infettare l’uomo, infatti abbiamo saputo che il 75% dei malanni che sono emersi nelle ultime decadi sono proprio zoonosi.

Il cambiamento climatico e l’urbanizzazione sono parti in causa, mentre sempre l’Oms, ritiene che una delle più grandi conseguenze del cambiamento climatico sia proprio l’alterazione dei processi di trasmissione di malattie infettive, mentre la distruzione della biodiversità sta cancellando il miglior sistema di controllo reciproco tra le diverse dimensioni biologiche … Per non parlare poi dell’inquinamento, valutabile anche a livello visivo con l’aiuto delle tecnologiche (cioè le foto satellitari).

Innegabilmente questa pandemia ha fatto riscoprire la distinzione fra bisogni primari e secondari, fra produzioni strategiche e voluttuarie, imponendo la necessità di un progetto che tenga conto dell’inaffidabilità della strategia della globalizzazione economico finanziaria, soprattutto di alcuni dei postulati su cui si è sviluppata l’era industriale, per esempio la livellante, culturalmente parlando, ma iniqua società dei consumi. Rimando alla lettura di due miei precedenti articoli che presentano questo progetto e questo sito e approfondiscono queste tematiche – https://www.dailygreen.it/guerra-alla-natura-e-totem-animali/https://www.dailygreen.it/quintetti-in-arte-musica-visiva-online/

Cito alcuni artisti che hanno già inserito, nel Quintetto che li riguarda, una o più opere tematiche su questo argomento: Elena Frazzetto, Francesco Grasso e Lina Morici (9° Q), Salvatore Sava (11° Q), Francesco Varlotta (6° Q), Marisa Zattini (11° Q), Rosette Bonello e Walter Coccetta (12° Q). Le nuove schede invece, con l’aggiunta delle riflessioni degli artisti stessi sull’esperienza vissuta in questi ultimi mesi, sono visibili qui di seguito. Eugenia Serafini e Francesco Varlotta (6° Q) hanno inserito una nuova opera tematica ciascuno, Teo De Palma (8° Q), Renzo Eusebi (3° Q), Mauro Molinari (2° Q) e Valter Sambucini (1° Q), che ne hanno aggiunte tre. Le due nuove acquisizioni invece sono Teresa Noto e Giampiero Poggiali Berlinghieri.

Teresa Noto ha contribuito con un’opera interessante dal titolo Spazio temporale (sicCovid transit) 2020. Alla prima impressione sembra essere una tela antica, con delle spellature nella materia pittorica che sotto è scura, mentre sopra è molto luminosa e senza lesioni. A ben guardare si intravedono alberi e nuvole, ma anche acqua splendente, azzurra, con alcune foglie che galleggiano; il tutto quindi risulta essere un riflesso di quella Natura che l’artista riconosce essere un’entità che reagisce alle nostre aggressioni. Così si esprime lei stessa – Una lezione, forse l’umanità ha imparato, che l’ambiente e la natura ci si rivolta contro se non impariamo a rispettarli, la Terra (Gaia), è dimostrato, si comporta come un essere vivente e ci sta lanciando un messaggio che dobbiamo cogliere.

Giampiero Poggiali Berlinghieri ha contribuito con tre opere appartenenti ad un ciclo intitolato Legami – (al tempo del Covid-19) nelle quali, come in una supervista, si possono osservare le battaglie tra quella che sembra la rappresentazione di una cellula umana, contenente frammenti di animalità, attaccata da un virus filamentoso; oppure ambiguamente, quel filo può rappresentare un tentativo di collegare legandole, gli spessori di vite frantumate, forse nel tentativo di ricostituire un’unità perduta dopo l’attacco venefico (dal latino vīrus “veleno”). Come dice l’artista stesso nelle sue riflessioni – presumo di aver sempre affidato alle mie partiture, anche in quelle che si avvalgono di media elettronici, il velo sottile della poesia (…) cercando sempre di dare alle forme che “scopro” una valenza ironica, ma forse meglio direi una leggerezza giocosa, che riflette la mia visione positiva dell’esistenza prima che dell’arte. –

Carla Guidi

TEO DE PALMA

RENZO EUSEBI

MAURO MOLINARI

TERESA NOTO

GIAMPIERO POGGIALI BERLINGHIERI

VALTER SAMBUCINI

EUGENIA SERAFINI

FRANCESCO VARLOTTA