SECONDO QUINTETTO D’ARTE DEL 13 APRILE 2020

In questo secondo quintetto ho voluto proporre tre pittori, un’artista calcografica ed uno scultore, che è anche affermato tatuatore, con l’intento di attestare che si può validamente dipingere in modi differenti ed altrettanto rinnovare la concezione dell’incisione e della sua destinazione.

Infatti è indubbio che ci sia una concezione differente nella pittura fortemente analitica e veristica (si badi, però, non iperrealista) del toscano Marco Fidolini, straordinario disegnatore, che ama creare con laica lucidità indignata narrazioni visive, per accostamenti di “capitoli” visivi, in certi casi anche di molti metri, in cui con perturbante realismo, esteso anche alla plastica, restituisce la sua disapprovazione per gli assurdi rituali dei piercing, addirittura applicati nelle parti intime femminili, per le oscene nudità di talune donne pachidermiche, nonché la denuncia della mostruosità di macchinari e delle sembianze di motociclisti, nonché degli apocalittici aspetti di moderne metropoli dagli spazi metafisici – e la declinazione neofuturista del laziale Antonio Fiore (ribattezzato Ufagrà da Sante Monachesi, dopoché aveva aderito al Movimento Agrà), il quale si avvale della simultaneità e del dinamismo futuristi sulla scia di Giacomo Balla, ma proiettandoli nel cosmo, con un’ottica ultrafuturista, che sposta le vedute dell’aeropittura a quelle di una personale cosmopittura, avvalendosi di colori di una gaiezza perfettamente in linea con il carattere dell’artista, il quale contorna gli elementi con linee marcate, quasi a voler contenere la sua esuberanza multicromatica, ma senza spostare l’ottica nell’ambito del temperamento grafico, al quale, invece, appartiene totalmente il romano Mauro Molinari.

Quest’ultimo propone scene della quotidianità con una verve tutto sommato umoristica, sempre popolate da personaggi, che ora s’affacciano dalle finestre di un palazzo (con sottile riferimento all’attualità di questo periodo: ma l’opera era stata realizzata anni addietro), altre volte vanno in bicicletta o in automobile, quando addirittura non fanno capolino da un angolo di cucina, o addirittura levitano, volando nello spazio.

Differente è ancora la concezione dell’incisione di Anna Romanello e di Marco Manzo. Anna, che ha studiato a Parigi presso l’Atelier 17 del mitico Stanley William Hayter, iniziatore della calcografia pluricromatica con un’unica lastra, è andata oltre inserendo nella lastra fotografie e non solo, ma combinando incisione e pittura, nonché elementi fisici, per dialoghi particolarissimi, che l’hanno consacrata artista originalissima e di valore assoluto. Manzo, invece, incide la pelle umana, nella sua attività di tatuatore affermato con i suoi disegni a intrecci della sua tecnica Orna-mentale, studiatamente elaborata per ciascun individuo. Nato come scultore, ovviamente, incide le sue sculture, oltre che sul petto, sulla schiena e sulle gambe di modelle, che divengono così una sorta di opere d’arte viventi, per cui portano l’arte in giro per il mondo, sia in sfilate di moda che in convegni ed in musei, con tali riconoscimenti e riscontri da averlo fatto invitare con una sala nell’ultima Biennale di Venezia.

Giorgio Di Genova 

ARTISTI IN MOSTRA

MARCO FIDOLINI

ANTONIO FIORE

MARCO MANZO

MAURO MOLINARI

ANNA ROMANELLO