FRANCO PALETTA

E’ nato a Cetraro (CS) nel 1948. Compie gli studi artistici in Calabria e a Roma. Ha insegnato Plastica negli Istituti artistici, Plastica Ornamentale nelle Accademia di Belle Arti di Catania e Roma per un totale di 44 anni. Dal 1968 ad oggi, ha esposto le sue opere in oltre 140 mostre personali e collettive. I suoi itinerari artistici vanno dalle più importanti città italiane a quelle europee e statunitensi. Ha partecipato a moltissime fiere internazionali d’arte a partire dal 2004 da “ Linea Art“ Gent (BE) e “Art Karsuruhe” (DE), passando per New York, “Miami Beach” (USA), “Montreux Art Gallery” (CH),“Art Innsbruck” (AT), Hong Kong “Asia C. Art Show”, Padova, Bari, Milano e per ultima “Art Show Monaco” (MC) 2018.

Si sono occupati del suo lavoro 130 tra critici e giornalisti, tra cui Giorgio di Genova, Paolo Levi, Carlo Maria Ragghianti, Pier Restany, John Austin (N.Y.) ecc. Nel 2018 ha tenuto una personale nella Galleria “Atifact” a N. Y., nella stessa nel 2022, ha in programma un’altra partecipazione alla collettiva “Continuity” insieme alle opere di Picasso, Matisse, Mirò, De kooning, Franz Cline.

Abitazione e studio – via Santa Chiara,41 – 87036 Rende (CS).

Tel 0984- 016580 ; Cell. 368 7233042;

http://www.francopaletta.cominfo@francopaletta.com

Il lavoro esistenziale e personale di Franco Paletta.

Il boom economico degli anni Sessanta, ha causato inquinamento in tutte le città italiane, compresa Cetraro (CS) e il suo ambiente marino e collinare dove è cresciuto. La devastazione del “suo” paesaggio idilliaco, gli creano “sensazioni di vuoto”. L’artista decide di riportare in pittura questa sua sensazione d’impotenza di fronte ai cambiamenti epocali ed ambientali. Nel 1975, superata la delusione del suo mondo perduto, pensa ad una sua possibile ricostruzione meccanica nel campo artistico. Crea così il Realismo tecnologico, fatto di una natura robotica, di umanoidi, di piante e fiori dall’effetto del lucido metallico, di cui il dipinto La Coccinella è testimonianza. Nel 1986 decide di dare valore plastico al concetto di vuoto con gli effetti stilistici della pittura, creando così i Corpi vuoti luminosi, realizzati con strisce metalliche, verniciate a forno. Nel 2017 sostituisce l’acciaio con il più moderno plexiglas. Dalla variazioni dei titoli dati alle sue opere, si autodefinisce pittore e scultore del vuoto e definisce la sua poetica Astrazione Immateriale.