DODICESIMO QUINTETTO D’ARTE – DEL 22 GIUGNO 2020

 

In questo quintetto proponiamo una terza coppia, una scultrice, un altro artista Madì ed una giovane fotografa. La coppia vive a Malta ed è costituita dai pittori Walter Coccetta e Rosette Bonello, i quali sono molto vicini anche nella pittura. Coccetta viene da una lunga storia. Dopo aver praticato l’iconismo in una serie di cicli su Seveso, su varie situazioni sociopolitiche (tra cui il ciclo de I corpi appesi ed altre metafore sull’alienazione umana) e su Sarajevo, nel quale cominciano certe incursioni nella pittura materica e compaiono i primi simboli segnaletici (come l’ ‘1’ o ‘X’ riferibili alle morti), era via via approdato ad una pittura elaboratissima, in cui ai pigmenti mescolava carbone, sabbia, all’oro, carte bruciate ed altri elementi, sempre di forte spinta evocativa.

Questo l’ha portato a quell’anabasi verso la luce, di cui scrissi nel 1999, per una storica antologica tenutasi a Malta, quando Walter viveva ancora in Italia. In seguito, stabilitosi Coccetta a Malta, la sua pittura ha proseguito sulla via maestra dell’Informale, ma sempre con riferimenti a tematiche impegnate, tra cui quella degli sbarchi di immigrati. Ora la sua pittura s’è alquanto depurata dalle complesse misture passate, per cui è diventata più libera di farsi gestuale, senza smarrire tuttavia né il sentimento della luce, né quello delle difficoltà esistenziali, come quelle che stiamo vivendo da mesi, come due delle opere qui proposte attestano.

La pittura di Rosette Bonello percorre una strada collaterale, tuttavia con esiti più lirici, talvolta molto poetici, com’è in Tessere. Anche lei, nelle sue opere, si riferisce al terribile momento pandemico che ha imprigionato, è proprio il caso di dire, il mondo intero. Ella esprime in modo più diretto la sua rabbiosa partecipazione alle difficoltà del momento, giungendo in Pandemia ad una sorta di dripping, che poi esplicita quasi descrittivamente nella rappresentazione dei polmoni che non riescono a respirare l’azzurra aria circostante, come simbolicamente suggerisce la ‘X’ posta a sinistra dell’immagine organica che è protagonista del dipinto.

La scultrice romana Alba Gonzales alterna, nei suoi lavori, le tematiche ed i materiali. Passando, per quanto riguarda le tematiche, da opere con animali, anche tricefali, per denunciare le diverse personalità (compresa la bestia) che sono dentro di noi, a scene erotiche, talvolta con sottili intenti demistificatori. Per quanto riguarda i materiali, va dal marmo bianco al bronzo, nonché a mescolanze varie, com’è in I labirinti della Genesi, opera che risale ai suoi primi approdi alla scultura aniconica, dopo gli esordi ancora legati alla sua attività di danzatrice classica. Tuttavia l’istanza iconica non è mai stata superata, anche se spesso la Gonzales s’è allontanata dal vero, com’è nel monumento, ora sistemato in una piazza di Fregene, Chira la Centaura di Enea, la quale si ricollega alla danza, dato che nella leggenda la centaura con la sua musica (ecco, perché la figura scolpita tiene una mandola) ispirò il discendente di Remo e Romolo, Enea, a venire in Italia per sposare Lavinia, figlia del re Latino. I miti e le antiche civiltà hanno del resto sempre affascinato Alba, che s’è anche ispirata ai sarcofagi etruschi, i cui stilemi sono riconoscibili nelle capigliature della coppia di Ars amandi, scultura in marmo Botticino, il cui titolo dichiaratamente rimanda ad Ovidio.

Da un’artista di lunga storia, come la Gonzales, con Matilde Cenci si passa ad una giovanissima fotografa ancora, come attesta il suo curriculum, in progress, in via di formazione, ma che già dimostra di avere talento. Matilde è figlia d’arte, suo padre infatti è Franco Cenci, che abbiamo incontrato a maggio nel 6° quintetto d’arte. Sofia-Angela è già stata esposta a Roma nella mostra Itinerario P, nella quale Matilde ha cercato di rinverdire la memoria dei giovani degli anni ’60 attraverso le somiglianze di persone a lei vicine, come appunto Sofia, che ricorda per la capigliatura Angela Davis, simbolo del femminismo nero e combattente contro il razzismo statunitense, che (ahimè) ancora persiste, come si evince da dolorosi recenti avvenimenti.

I capelli sono ancora in primo piano nel trittico Polaroid 1-2-3, scatti che la nostra giovane fotografa sta preparando per un archivio personale sui gesti, che sarà presentato all’interno di un laboratorio dell’Accademia di Belle Arti di Roma, per poi far parte di una pubblicazione non professionale (fanzine). Anche la foto Inferi fa parte di un lavoro per l’Accademia, nella fattispecie un foto-libro, le cui immagini tentano un parallelismo tra mitologia e la situazione surreale dovuta al Covid19, che ha fatto maturare in Matilde la sensazione di essere prigioniera, mentre al di là dei vetri della finestra la primavera sbocciava. “Così, spiega ella stessa, nasce il paragone con la storia di Proserpina, rapita da Ade e costretta a vivere sotto terra per sei mesi l’anno”. La finestra nella foto è allusa dal quadrato con la mano, come l’inferno lo è dal fondo rosso, attraversato da due corde simboleggianti il rapimento.

Conclude questo quintetto il catanese Rosario Genovese, di cui, quando insegnavo a Catania, presentai la prima mostra personale e che inserii nel gruppo della Narciso arte; un esempio ne è la doublure enantiomorfa di un angolo di Via Ala. In seguito Saro, come comunemente viene chiamato, ha iniziato a scrutare il cielo per scoprire le suggestioni fantastiche che gli suggeriscono le stelle. Alnitak, una delle tre stelle che formano la cintura di Orione, è una supergigante blu, colore che ha suggerito a Genovese una sorta di acquario con strane primordiali forme ittiche. La doublure, introiettata nel periodo dell’appartenenza alla Narciso arte, si può incontrare tuttavia anche scrutando il cielo. Le Binarie a raggi X nella Via Lattea sono un centinaio e a Saro ovviamente interessano, come comprova Dittico Binaria a raggi X M33X-7, opera che imita per certi versi il sistema solare, ma che solo nell’anello esterno della stella di sinistra ha stimolato disegni al nostro pittore. Nell’altra, Genovese ha ipotizzato addirittura sovrapposizioni spaziali, con pilastri dei cerchi concentrici in primo piano, al punto da costituire un’immagine alquanto originale che è in opposizione all’altra, oltre che per il colore, anche per i ripetuti segmenti ondulati che ricoprono il piano superiore e determinano un inconsueto connubio tra geometria e segnismo.

Giorgio Di Genova

ARTISTI IN MOSTRA

ROSETTE BONELLO

MATILDE CENCI

WALTER COCCETTA

ROSARIO GENOVESE

ALBA GONZALES